Il punto della riforma su cui il confronto è stato più acceso non è la separazione delle carriere, ma il modo di scegliere chi governa la magistratura. Nella puntata di Mi Candido pubblicata il 16 marzo 2026, i due avvocati ospiti hanno discusso del sorteggio dei componenti del CSM.
In breve
- Oggi i componenti del CSM sono eletti: due terzi dai magistrati, un terzo dal Parlamento. Con la riforma i CSM diventano due e i componenti vengono sorteggiati.
- Per il Sì il sorteggio serve a spezzare il peso delle correnti sulle nomine.
- Per il No il sorteggio svilisce il CSM: si poteva cambiare la legge elettorale invece di abolire l'elezione.
Come funzionerà
I magistrati saranno sorteggiati tra i magistrati. La parte laica sarà sorteggiata da un elenco di professori e avvocati approvato dal Parlamento in seduta comune. Il sorteggio della parte laica, per chi lo sostiene, è «temperato»; per Scaduto è un «sorteggio pilotato», perché la lunghezza dell'elenco non è fissata.
Le correnti, in breve
Per Scaduto le correnti sono associazioni di magistrati che condividono una visione della giustizia, come le associazioni degli avvocati: fanno parte del pluralismo, anche se possono aver pesato sulle nomine. Per Di Paola hanno condizionato chi entrava nel CSM e chi riceveva gli incarichi.
Le ragioni del Sì
Per Fabrizio Di Paola il CSM non è un organo di rappresentanza politica ma di «alta amministrazione»: decide assunzioni, trasferimenti e promozioni, e non ha bisogno di una legittimazione elettorale. Il sorteggio, sostiene, è la risposta alle «distorsioni» del correntismo. E un magistrato capace di giudicare, di arrestare o di intercettare è capace anche di amministrare. Ha ricordato che in passato anche alcuni sostenitori del No avevano proposto il sorteggio come rimedio.
Le ragioni del No
Per Stefano Antonio Scaduto un organo eletto è autorevole, un organo sorteggiato no: i componenti sarebbero «fortunati al SuperEnalotto», senza la forza per fare da scudo alle pressioni della politica. Il sorteggio, sostiene, non seleziona i più adatti e richiama la logica dell'«uno vale uno». Per ridurre il peso delle correnti, ha detto, bastava cambiare il sistema elettorale: le proposte in questo senso sono state respinte. Teme anche che la parte scelta dal Parlamento finisca per contare di più.
Mi Candido non dà indicazioni di voto: questa pagina riporta le posizioni dei due ospiti, con lo stesso spazio.
Guarda la puntata
Chi è
- Fabrizio Di Paola — avvocato penalista, referente per la campagna referendaria dell'Unione Camere Penali nel distretto della Corte d'appello di Palermo; ha costituito a Sciacca un comitato di cittadini per il Sì.
- Stefano Antonio Scaduto — avvocato, presidente a Sciacca del Centro Studi De Gasperi; tra i promotori del comitato «De Gasperi – Aldo Moro» per il No.
