Due avvocati, due comitati, una riforma costituzionale. Nella puntata di Mi Candido pubblicata il 16 marzo 2026, Fabrizio Di Paola per il Sì e Stefano Antonio Scaduto per il No hanno messo a confronto le ragioni del voto sul referendum che riguarda la giustizia.
In breve
- La riforma separa le carriere di pubblici ministeri e giudici, divide in due il Consiglio superiore della magistratura (CSM), ne sceglie i componenti per sorteggio e affida i procedimenti disciplinari a un'Alta Corte.
- Per il Sì completa il «giusto processo»: chi accusa e chi giudica non devono essere colleghi. Per il No indebolisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.
- Su un punto i due ospiti sono d'accordo: la giustizia va cambiata. Il disaccordo è su come.
Come funziona oggi
C'è un solo CSM: tre membri di diritto (il Presidente della Repubblica, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione) e trenta membri eletti. Un terzo li elegge il Parlamento tra professori di diritto e avvocati con quindici anni di professione, due terzi li eleggono i magistrati. Pubblici ministeri e giudici fanno lo stesso concorso e appartengono alla stessa carriera; oggi possono cambiare funzione una sola volta entro dieci anni. I procedimenti disciplinari li decide una sezione dello stesso CSM.
Cosa cambia con la riforma
Le carriere si separano e i CSM diventano due, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. I componenti non sono più eletti ma sorteggiati: i magistrati tra i magistrati, la parte «laica» da un elenco di professori e avvocati approvato dal Parlamento. I procedimenti disciplinari passano a un'Alta Corte disciplinare, unica per giudici e pubblici ministeri.
Le ragioni del Sì
Per Fabrizio Di Paola la riforma porta a compimento il codice accusatorio del 1989 e il «giusto processo» entrato in Costituzione nel 1999: il pubblico ministero accusa, il giudice valuta le prove al di sopra delle parti. Il sorteggio, sostiene, serve a togliere peso alle correnti della magistratura, e l'Alta Corte a superare una «giustizia domestica». Autonomia e indipendenza della magistratura, ha ricordato, restano scritte in Costituzione. Ha aggiunto che la separazione delle carriere esiste in molte democrazie europee e che l'idea ha radici anche nella sinistra italiana: «questa riforma non è una riforma contro la magistratura. Questa è una riforma contro le distorsioni della magistratura».
Le ragioni del No
Per Stefano Antonio Scaduto la riforma è stata «imposta» dal governo, senza accogliere nessun emendamento né le osservazioni dell'Associazione nazionale magistrati. Il sorteggio, sostiene, toglie autorevolezza al CSM e lo rende più debole di fronte alle pressioni della politica. L'Alta Corte, per lui, rischia di «intimorire i magistrati» nelle inchieste sui potenti. La riforma, aggiunge, non affronta il problema che i cittadini sentono di più, la lentezza dei processi, e rischia di rompere l'equilibrio tra i poteri disegnato dai costituenti.
Dove non sono d'accordo sui fatti
Su due punti gli ospiti hanno dato letture opposte del testo. Per Scaduto le decisioni dell'Alta Corte non si potranno più impugnare in Cassazione; per Di Paola sì, perché tutti i provvedimenti giurisdizionali sono impugnabili in Cassazione. Per Di Paola i magistrati sorteggiabili dovranno avere almeno dodici anni di anzianità, come prevede la legge ordinaria in vigore; per Scaduto il requisito dipenderà da una legge successiva.
L'appello finale
Di Paola: votare Sì «con serenità», per adeguare la giustizia «alle migliori democrazie liberali». Scaduto: votare No, perché una modifica della Costituzione richiede «una larga condivisione» che, per lui, non c'è stata.
Mi Candido non dà indicazioni di voto: questa pagina riporta le posizioni dei due ospiti, con lo stesso spazio.
Guarda la puntata
Chi è
- Fabrizio Di Paola — avvocato penalista, referente per la campagna referendaria dell'Unione Camere Penali nel distretto della Corte d'appello di Palermo; ha costituito a Sciacca un comitato di cittadini per il Sì.
- Stefano Antonio Scaduto — avvocato, presidente a Sciacca del Centro Studi De Gasperi; tra i promotori del comitato «De Gasperi – Aldo Moro» per il No.
